GLI ORTI URBANI SPONTANEI DAL 1946 AL 2015


IL BOOM ECONOMICO, LA FABBRICA E L’IMMIGRAZIONE

Nell’immediato dopoguerra cessano le coltivazioni nei parchi e nelle piazze. La Città continua tuttavia ad affittare i terreni di proprietà comunale fino agli anni ‘50 e nel frattempo, con la ripresa dell’attività industriale, si verifica una massiccia immigrazione di lavoratori del Sud Italia, soprattutto dalla Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna.

Sradicati dai territori d’origine dove sovente svolgevano attività contadina, i nuovi immigrati cercano di ripiantare le proprie radici contadine negli “orti urbani”.

Vengono occupati abusivamente oltre 2.500.000 metri quadri di terreno di proprietà comunale o demaniale, attorno ai quartieri popolari periferici delle Vallette e della Falchera, lungo i fiumi, lungo le ferrovie e in seguito lungo la tangenziale.


Nel 1978
2.500.000 mq
circa di orti

Questo fenomeno viene osservato sistematicamente per quasi quarant’anni dal Politecnico di Torino, attraverso tesi e ricerche di studenti della Facoltà di Architettura.

Una prima mappatura e un’analisi degli orti urbani torinesi viene pubblicata nel 1978 in un articolo sulla “Gazzetta del Popolo” e su alcune riviste nazionali e internazionali quali “Casa Vogue” “Gran Bazaar”, “Modo”, “Spazio e Società”, “Werk”.

Nel 1982, in collaborazione con Italia Nostra, gli orti urbani torinesi vengono comparati con quelli di altre città italiane ed è allestita a Torino la prima mostra itinerante sugli orti urbani con una collaborazione tra la XIX Circoscrizione e il Politecnico di Torino.


 

Scarica tutti i pannelli della mostra in formato PDF (83,9 MB)

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